Edison ha provato più di 700 materiali prima di capire che la lampadina si faceva con il tungsteno. Tutti gli hanno detto che aveva fallito 699 volte, lui ha risposto che invece aveva trovato 699 modi in cui non si fa una lampadina. Il Lean è anche questo, sono fallimenti su fallimenti, per arrivare però al successo.

Immaginate di essere a casa per consolare la vostra ragazza, che dopo tanto penare non ha ancora trovato la giusta scarpa che cercava da regalare all’amica, piuttosto che quella da utilizzare per una festa di laurea. Immaginate dall’altra parte di essere la ragazza che magari è davvero disperata perché ha appena speso una fortuna e, uscendo dal negozio, nota nella vetrina a fianco che la scarpa dei suoi sogni era esattamente a 5 metri di distanza.

Fortuna per le ragazze che oggi sta nascendo (o meglio rinascendo) Shoozy, un’app che, per intenderci, è un social stile Instagram dedicato proprio alle donne e a due delle loro più grandi passioni in ambito shopping, ovvero le scarpe e le borse. Le utenti potranno visualizzare sull’app le foto che i negozi posteranno con modelli e prezzi, capire quali sono quelli che “tirano” di più e recarsi decise nel posto giusto per fare i propri acquisti, oppure comprare direttamente tramite l’app stessa.

Per farci spiegare come questa idea sia nata e si stia sviluppando, abbiamo intervistato il fondatore di Shoozy, Umberto Canessa. Umberto è un ragazzo di 23 anni, mentor alla Luiss e Country Manager del Lean StartUp Machine, “un workshop di tre giorni stile StartUp weekend… però a differenza dello StartUp weekend il cui output è il pitch di un business model, la Lean StartUp Machine si ferma prima. La Lean StartUp Machine si basa sulla validazione di un problema, di un’idea e di una soluzione…dal Lean Startup Machine esci con una soluzione e un prodotto già validati dal mercato, sui quali poi puoi costruire il business model.” Insomma, Umberto è un giovane navigato del mondo StartUp, e di come si fa StartUp in Italia seguendo i principi Lean.

Nella chiacchierata fatta per Lacerba, Umberto ci racconta la sua esperienza, la sua innata spinta imprenditoriale trasmessagli dal padre e come questa l’abbia trascinato fin da giovane verso il mondo delle startup. Shoozy è arrivata oggi al terzo lancio. Al primo c’è subito stato un ottimo riscontro di utenze, ma sono finiti i soldi ed il modello di business non era chiaro. Al secondo ci si è allontanati dalla mission. Si è deciso quindi di ripartire nuovamente: sotto quindi con il terzo. Il tutto in perfetto stile lean, attraverso una continua sperimentazione per trovare il giusto fit con il mercato, e vedendo ogni lancio per quello che è, un esperimento tramite cui testare le ipotesi di partenza e migliorare il prodotto. Umberto del resto è maestro della materia, è in contatto con numerosi aspiranti imprenditori che tutti i giorni gli chiedono aiuto su come partire e crescere. E lui ci racconta gli errori più comuni in cui si imbatte.

Dall’innamoramento per il proprio prodotto, che porta inevitabilmente a non essere in grado di adattarsi alle richieste di mercato (mentre “una delle prime regole della Lean è innamorati del problema e odia la soluzione che hai in testa, perché se ti innamori del problema sei in grado di trovare la soluzione giusta”), alla paura di divulgare la propria idea. Ma “pensare su 7 miliardi di persone ad essere stati gli unici ad avere quella idea” è spesso paradossale, se non utopico.

Umberto ci porta con forza nel mondo dell’imprenditoria, spiegando il perché non si debba avere paura di fallire: è dagli errori che si impara ad avere successo, ad abbassare i rischi insiti in questo mestiere. E ancora, a capire come vedono il prodotto i clienti, che dovranno comprarlo e dovranno essere la vera guida dello startupper. Ognuno avrà la sua opinione, cercherà di sfruttare il prodotto in maniera diversa. Il compito dell’imprenditore sarà quello di “trovare le direttrici che accomunino queste opinioni, per potersi rivolgere ad un pubblico sempre più ampio”.

Senza arrendersi mai, nemmeno di fronte alle critiche e nei momenti di maggior sconforto. Perché in realtà i materiali usati da Edison furono addirittura, secondo alcune fonti, più di 2000. Motivo in più per non mollare e, come dice Umberto, sempre e solo #keeppushing!

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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