Uno dei tanti tools che possono aiutare nelle fasi di avvio di una startup è sicuramente buffer, uno strumento molto carino dove organizzare la propria vita social, impostando tutti gli articoli, foto, post da condividere su Twitter, Facebook & co, in un unico spazio. Buffer li caricherà a vostro nome nei momenti di maggior traffico sul web, garantendo una buona visibilità potenziale a ogni post. E soprattutto vi permetterà di pianificare l’attività sui social di più giorni in una sola volta, dopo aver letto le notizie il lunedì mattina ad esempio, senza perdere una marea tempo durante il resto della settimana.

Io stesso ho iniziato un mese fa ad usarlo per il mio profilo twitter personale e, come spesso mi succede con i tools che uso e che mi piacciono, mi sono subito divertito a leggere la storia della startup che lo ha creato e diffuso. E ovviamente anche quella del suo co-fondatore Joel Gascoigne (@joelgascoigne), che anche solo per il cognome in effetti poteva tranquillamente già rientrare di diritto nella lista dei miei idoli. Poi ho letto come ha avviato Buffer, e mi ha definitivamente conquistato.

 

Il fondatore

Buffer è nata alla fine del 2010. Joel programmava da quando aveva 12 anni. Era ed è tuttora insomma il tipico nerd (e se cercate un po’ di video recenti su youtube noterete la sua non proprio accentuata dimestichezza davanti la telecamera). Joel veniva da un fallimento, una startup che non aveva funzionato poiché, a suo dire, l’aveva creata semplicemente perché si era divertito a programmarne il prodotto. Non si era insomma informato prima se questo potesse incontrare la curiosità dei clienti, e non aveva addirittura nemmeno cercato dopo il lancio un modo effettivo e costante per condividerlo e testarlo, se non altro con amici e parenti.

 

Buffer oggi

Oggi Joel implementa in Buffer tecniche di gestione della società e del team molto poco diffuse, ma assolutamente di successo nel suo caso. Ad esempio, il team è composto da 26 persone, dislocate in 20 nazioni. Tutti utilizzano HipChat, Trello, ecc. e promuovono una cultura di assoluta trasparenza. Basti pensare che all’indirizzo buff.ly/openpay sono stati pubblicati gli stipendi di tutti i componenti del team. Joel stesso dice che la loro pubblicazione gli è servita a ricevere numerosi feedback e renderli col tempo il più equi possibile.

Ma dopo il primo fallimento, come è partita questa StartUp che oggi genera circa 3.5 milioni di dollari l’anno e che, dopo un finanziamento da 450k ricevuto agli inizi, ha dichiarato di poter tranquillamente sopravvivere e migliorare contando unicamente sulle proprie forze?

 

Buffer ieri

Neanche a farlo apposta, in quel periodo Joel si è avvicinato al movimento del Lean StartUp. A quel tempo si stava infatti diffondendo sempre di più il blog di Eric Ries sull’argomento, chiamato StartUp Lessons Learned, da cui l’anno dopo sarebbe appunto nato il libro “The Lean StartUp”.

Da qui una decisione radicale. Frenare la sua spropositata voglia di programmare per concentrarsi sulla strategia lean e andare online con una prima demo, una semplice landing page, per raccogliere le prime email di persone interessate e capire se era sulla strada giusta. Come? Scrivendo a ognuno dei potenziali clienti email personali, arrivando a parlarci via skype, ecc. Può sembrare assurdo ma è così che Joel ha iniziato, ed ha sviluppato il prodotto solo dopo aver ascoltato questi feedback ed essere arrivato addirittura ad avere persone disposte a pagarlo, ancor prima di uscire sul mercato.

Anche il primo lancio è avvenuto in maniera del tutto Lean. Se siete persone estremamente curiose ed impazienti sono sicuro sarete già andati a dare un’occhiata al servizio, a questo punto dell’articolo. Bene, la prima versione conteneva solo la “queue”, la lista d’attesa dei post da pubblicare, e permetteva lo sharing solo via Twitter. Solo con il tempo, ascoltando continuamente i clienti, buffer è diventato quello che è oggi.

E lo stesso Joel racconta di diversi errori lungo la strada e di prodotti sviluppati sprecando tantissimo tempo perché non erano stati prima condivisi e testati con i clienti, per scoprire in un secondo momento che nessuno li capiva e tanto meno li voleva acquistare.

 

L’intervista

Joel è quindi un ottimo esempio di come il Lean possa aumentare le possibilità di successo di una StartUp. Se conoscete bene l’inglese date un’occhiata al suo discorso per hustlecon.com riportato di seguito:

 

Altrimenti chissà, magari gli faremo l’intervista anche noi! Io l’ho aggiunto su LinkedIn per ora. Stiamo a vedere se mi accetta…

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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