Questo era il classico progetto che era meglio sviluppare in America, ma se tutti facessero così in Italia rimarrebbero in pochi. A me piaceva l’idea di sfruttare il meglio dei due mondi. L’inventiva e la voglia di lavorare che c’è qua e poi, una volta che ci fosse stato il prodotto, andare e approdare in Silicon Valley.

A volte capita di sedersi a tavola con ragazzi che non si conoscono ancora ma di intuire da subito la loro intelligenza e al tempo stesso umiltà. Così mi è capitato di incontrare per la prima volta di persona Marco Bambini, in un’osteria nella bassa mantovana, a due passi dal Po.

Davanti ad una bottiglia di Lambrusco è del resto più facile sciogliere le corde vocali in vista di un’intervista, ma giuro che non è così (lui non ha bevuto) che gli abbiamo strappato una prova in anteprima assoluta di quello che Marco ha sviluppato negli ultimi tre anni, ovvero Creo.

Ora, io non sono un massimo esperto di programmazione, so giusto scrivere due righe di codice, ma il prodotto di Marco è uno di quei software che hanno il potenziale per diventare una piccola rivoluzione nel mondo delle app a livello mondiale.

Marco ha infatti creato un prodotto in grado di far sviluppare a chiunque un’app nativa iOS senza saper programmare una linea di codice. Attraverso un software con un’interfaccia grafica simile a XCode, si può infatti trascinare gli elementi sullo schermo e collegarli con un semplice click, per creare interazioni in maniera semplice ed intuitiva. Si può collegare un database, si può vedere il render 3D dell’app, la si può simulare a desktop o addirittura, in tempo reale, inviarla all’app per smartphone Creo per vederla direttamente in funzione sul dispositivo.

Insomma, un metodo per accorciare sensibilmente i tempi di sviluppo. Se oggi infatti si passa dai primi mock-up, i primi disegni dall’app, alla scrittura del codice, con Creo questo secondo passaggio dovrebbe essere se non eliminato (la mano di un programmatore aiuta sempre a risolvere eventuali imprevisti), sicuramente ridotto al minimo.

Marco ha lavorato a questo progetto per “quasi 3 anni, ricchi di grandissime difficoltà”, sviluppando da zero un intero compilatore multipiattaforma ed un sistema operativo mobile. Un lavoro da più di 1 milione di linee di codice. Un nuovo linguaggio di programmazione per non programmatori, per grafici e per creativi soprattutto, ma in realtà per chiunque sappia liberare l’immaginazione. Come quella del team di Creo, prima di tutto.

“Noi abbiamo lavorato un anno full-time a Creo e non sapevamo se il tutto alla fine avrebbe funzionato, proprio dal punto di vista tecnico. Quindi per un anno, a testa bassa, abbiamo fatto finta che non ci fossero i problemi, perché era l’unico modo per svegliarsi la mattina ed essere motivati a lavorare su questa cosa. Poi, in realtà, dopo 11-12 mesi siamo riusciti a tirare le fila e ad avere un prototipo funzionante. Questo ci ha dato poi la spinta e la motivazione per continuare nel progetto”.

Fino ad arrivare alla chiamata dal più grosso incubatore al mondo, Y Combinator. “Siamo entrati in questa stanza dove c’erano tre ragazzi, e avevamo 10 minuti di tempo per parlare di Creo. Hanno fatto un sacco di domande non inerenti al progetto, ma inerenti a tutte le cose che noi non avevamo fatto perché noi non avevamo un prodotto finito e quindi non avevamo una base di utenti, non avevamo una storia fatta di numeri e di revenues. Quindi la mia sensazione appena usciti è che non fosse andata un granché bene. Però nei dieci minuti, con questi ragazzi abbiamo avuto il tempo di fargli vedere una dimostrazione del prodotto, che poi loro hanno giudicato impressionante, e loro di prodotti ne hanno visti veramente tanti”. Una delusione quindi, ma anche un motivo di rilancio. “Il team non ha mai lavorato così bene come quando siamo tornati dalla Silicon Valley perché, anche se da una parte c’era il rammarico di non essere riusciti ad entrare in questo incubatore così importante, dall’altra c’era la consapevolezza che Creo, per quanto fosse ancora in fase embrionale, ci avesse portato a San Francisco e ci avesse dato questa enorme possibilità”.

Oggi il prodotto sta per essere pubblicato in beta ad inviti, e presto speriamo possa essere pubblico. Lo spero in prima persona per tornare a giocarci e per i nostri utenti, perché costruire un prodotto come un’app, per fare il proprio primo prototipo e validare le proprie idee, sarebbe fantastico. E lo spero ovviamente per Marco, perché ormai che gli abbiamo fatto pubblicità tra tutti i nostri amici non ci può deludere!

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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