"Il nostro testimonial più conosciuto è Jovanotti. Un lunedì mattina mi sono detto: provo a scrivergli. Lui stava lavorando ad un nuovo disco a Parigi e io gli ho inviato un tweet di una semplicità quasi banale: so che apprezzi... e il link al nostro blog, da dove siamo partiti. Il giorno dopo, mail di Jovanotti con un: "Ragazzi, camicie fighissime! Dove posso comprarle?" Da lì è partito tutto il rapporto che ci lega"

Immaginate di voler andare ad un concerto e di voler indossare un capo davvero unico, oppure di voler inserire in casa un oggetto d’arredamento particolare e stravagante, ma di non aver ancora trovato qualcosa che faccia al caso vostro.

Probabilmente guarderete ai vostri idoli, alle tendenze del momento e, perché no, alle nuove startup che esplorano in maniera creativa e interessante il mondo del fashion.

In particolare io vi suggerirei di dare uno sguardo a Waxman Brothers, un nuovo brand che sull’onda di uno stile afro pieno di colori propone camicie e (e non solo) made in Italy, fatte con tessuti olandesi e vendute già in tutta Europa e negli States.

Nata a Parigi da ragazzi italiani, Waxman ha avuto fin da subito una forte vocazione internazionale, puntando a mixare culture e stili. Noi abbiamo intervistato uno dei suoi fondatori, Nicolò Talignani, che ci ha parlato di connections, ovvero di come Waxman crea valore trasversalmente per attirare i propri clienti, di processi internazionali e di come lui e i suoi soci stiano gestendo la crescita del loro marchio.

Di seguito i cinque tra i maggiori spunti che ho appreso, o riscoperto, durante questa bellissima chiacchierata (più uno).

1. Lasciati ispirare da ciò che ti sta attorno. Scopri possibilità nella vita di ogni giorno.

“A Parigi è nata l’idea di mettere in piedi un brand di abbigliamento. Parigi è stata l’ispirazione iniziale. Lì si respira una cultura internazionale, piuttosto africana spesso, con questi tessuti e colori wax molto presenti sulla scena sociale della città”. Da lì è partita l’idea, poi “ti lascio immaginare quanti cambiamenti ci siano stati”, ma non nel concept, e nell’ispirazione iniziale.

2. Differenzia il tuo prodotto. Dai un’identità al tuo brand.

“Al giorno d’oggi, in tutti i mercati, si trova qualsiasi tipo di prodotto. Quello che è necessario fare, e che l’utente vuole, è creare una storia. Essere in grado di avere un pensiero, un concetto, una storia insomma, e poi essere in grado di trasmetterla, cercando di coinvolgere il più possibile gli utenti e tutti coloro i quali rientrano nel progetto stesso”.

3. Il mix porta valore. Riadatta e migliora prodotti che esistono. Incrociali e ottieni nuove soluzioni per risolvere nuove necessità (di stile).

“Il prodotto che ci ha aperto le porte è stata una camicia, prettamente di ispirazione africana per colori e per tessuto. In realtà però il tessuto proveniva dall’Olanda, per forza di cose perché i produttori si trovano là, mentre la realizzazione è avvenuta made in Italy. Abbiamo creato quindi questo mix di artigianalità, dove un prodotto che si ispira a una cultura africana viene mixato con una produzione olandese e soprattutto sfocia nelle capacità e nel genio che ci sono in Italia a livello sartoriale.”

4. Per coinvolgere un testimonial devi renderlo parte del progetto, far si che si innamori del prodotto e lo promuova di conseguenza naturalmente.

“Noi ci muoviamo molto sui testimonial, ma non sono quelli a cui si da la maglietta e la fanno vedere. Sono testimonial spontanei, che amano il prodotto, amano il progetto, amano il concetto che sta dietro al brand Waxman, che ci stanno aiutando ovviamente a livello di immagine, ma anche a livello di contatti, di connections”. Coinvolgendo Jovanotti, ad esempio, contattato tramite un semplice tweet. Buttarsi e credere nella forza del proprio prodotto insomma. E con lui tanti DJ a livello internazionale, “e una ragazza talentuosissima di Milano, Joan Thiele, che ha tutte le carte in regola per fare successo”. “Tanti che ci permettono di alimentare queste connections.”

5. Gestisci tutto il processo di vendita. Ovunque. Adattandoti alle particolarità locali.

“In Italia c’è il genio, facciamo cose che da nessun’altra nel mondo parte potrebbero essere prodotte. Manca però il capire che se vado in nuovo mercato devo adattarmi alla mentalità e agli standard che trovo. L’avere una società in loco è stata la prima cosa che abbiamo fatto per entrare negli Stati Uniti. I motivi sono tanti. Prima di tutto: per non perdere il controllo del brand. Se io vendessi direttamente dall’Italia dovrei trovarmi un importatore, che tendenzialmente acquista e poi vende dove vuole, e questo non va bene. In generale non funziona al giorno d’oggi, per un brand di moda soprattutto. In secondo luogo gli americani vogliono pagare ed essere pagati su conto americano. Partendo dal presupposto che una persona fisica non può aprire un conto negli USA, l’alternativa è aprire una società. Terzo, la logistica”. I costi di fare spedizioni dei resi, aeree, su Parma, sarebbero insostenibili. “Bisogna portare là uno stock, via nave, con costi più bassi, e poi provare a vendere da là”. “Io mi presento al mio consumatore americano con una società in America, un prodotto già sdoganato sul territorio, la possibilità di farmi pagare su conti correnti americani, con un servizio di logistica sul posto. Questo vi assicuro fa la differenza”.

5 + 1. Fallo cercando di coniugare le tue passioni. Segui i progetti in cui credi.

“La mia speranza è quella di continuare a lavorare anche per ExportUSA (società dove Nicolò ricopre il ruolo di Account Manager), perché è una società in cui credo: voglio crescere con loro. Contestualmente voglio riuscire a crescere con Waxman, non solo mettendoci il mio impegno e quello del mio socio Valerio, ma creando una community che ci permetta di portare avanti il progetto, tutti insieme”.

5 spunti, assieme a tanti altri in un’intervista molto ricca e completa.

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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