Non esiste nulla che noi usiamo così tanto come il cellulare per interfacciarci ad altri servizi. Tutti quanti dobbiamo passare da li per far utilizzare quello che facciamo. Lo smartphone è un punto d’accesso: se io creo un mio servizio devo farlo usare tramite lo smartphone, far accedere il cliente alla mia piattaforma per poi trovare il modo di monetizzare.

Immaginate di aver sviluppato un servizio online e di volerlo rendere fruibile anche da mobile. Portare le persone a scaricare la vostra app non è semplice e richiederà importanti investimenti. Dove allocarli? Pubblicità online? Campagne di advertising aggressive via web? Molte grandi realtà americane hanno iniziato così, senza ottenere grandi risultati in realtà, ma attirando l’attenzione di due amici che si stavano iniziando a cimentare in un progetto legato proprio al mondo del mobile advertising.

Questi ragazzi di Bologna, che si chiamano Marco Marchini e Lorenzo Viscanti, hanno intuito che c’era uno spazio di mercato importante nel mondo del marketing applicato alle applicazioni mobile e hanno sviluppato un sistema per permettere alle aziende di fare investimenti mirati in pubblicità che compaiono direttamente nei banner di altre app. Questa startup si chiama Mapendo (qui il sito).

Noi abbiamo intervistato Lorenzo, uno di quei ragazzi pieni di esperienza che sa fare l’imprenditore con una naturalezza innata, che ci ha riempito di tantissimi spunti interessanti su come entrare con successo nel settore giusto, creare un’impresa sostenibile e ovviamente non sono mancati suggerimenti sul mobile advertising.

Di seguito i 5 maggiori consigli che ho appreso da questa chiacchierata (+1).

 

1. Vai sul mercato velocemente e fai sempre in modo di guadagnare dal tuo prodotto per far sì che il progetto resti in piedi da solo

“Autofinanziarsi è una regola che ci siamo imposti fin dall’inizio. Volevamo pagarci uno stipendio decente, anche se non regolare, sperimentando l’efficacia del progetto e in parallelo facendo consulenza. Così siamo partiti nell’estate 2013 facendo un primo prototipo in 10 giorni prendendo ispirazione dalle novità nell’ambito della promozione sul mobile che iniziavano a girare negli Stati Uniti. Nel frattempo, abbiamo contattato chi stava già seguendo quelle tendenze, suggerendo come migliorare le campagne. Nelle culture anglosassoni è possibile inviare una mail direttamente alle aziende e sottoporre la propria proposta: due su tre chiedono approfondimenti. Una di queste ti dice ‘facciamo un test’. È così che abbiamo cominciato.”

 

2. Fai una sola cosa fatta bene

“La tecnologia dietro Mapendo è abbastanza complessa visto l’alto numero di richieste giornaliere al server. Dopo il primo anno dal rilascio del prototipo si sono formate tutte le tecnologie del nostro prodotto grazie ad una fase continua di sviluppo e test in maniera abbastanza artigianale. Dal secondo anno, quando Mapendo si è strutturata, abbiamo smesso di fare l’attività di consulenza che generava revenues per focalizzarci su una cosa sola, perchè per farlo bene deve concentrarti su una cosa sola anche se é bello farne tante e avere mille idee!”

 

3. L’innovazione a volte sta nel rendere più efficienti cose che già esistono, senza inventare nulla di nuovo

“Non abbiamo inventato nulla, le idee non esistono. Abbiamo semplicemente visto una cosa di cui c’era bisogno e abbiamo cercato di perfezionare il modo in cui viene fatto. Se c’è un mercato e ti metti a studiarlo in profondità trovi il modo di migliorarlo… Abbiamo intuito quali fossero le esigenze del settore sperimentando e studiando la notte. Abbiamo visto che il mobile stava crescendo e che molte persone stavano facendo campagne per far scaricare le proprie app: le aziende avevano bisogno di essere presenti nel menù del telefono delle persone, così che il loro prodotto venisse usato davvero.”

 

4. Bisogna sapersi adattare alle esigenze del cliente: i rapporti personali sono quelli che fanno stare in piedi l’azienda

“Un terzo dei nostri clienti si trova in Israele e quindi abbiamo capito che “Sunday is the new Monday” perché lì la domenica si torna a lavorare. Così abbiamo imparato ad andare in ufficio un paio di ore la domenica mattina in risposta a quello che gli israeliani ci mandano. Ti adatti a lavorare con gli altri e pian piano costruisci una relazione. È su questo tipo di rapporti che si basa l’azienda.”

 

5. Essere first movers permette di fissare nuovi benchmark ed essere competitivi, ma rende più complicata la comunicazione

“Cerchiamo di essere sempre avanti rispetto a quello che si fa. Abbiamo visto che quasi nessuno continuava ad analizzare i dati anche dopo l’installazione della app: tutta la parte di analisi di utilizzo, i protocolli e le tecnologie di raccolta le abbiamo un po’ plasmate noi. Le altre aziende usavano fogli excel, mentre noi abbiamo cercato di automatizzare tutto quanto. Il risultato è un prodotto nuovo, che ha un vantaggio commerciale ma che, come tutto ciò che è nuovo, è difficile da comunicare. È complicato spiegare cosa hai in più degli altri nei 30 secondi d’attenzione che ti concedono fra un impegno e l’altro. Però grazie a questo sforzo si creano rapporti più duraturi con i clienti.”

 

5+1. Meno presentazioni e più tempo alla scrivania a lavorare

“Approcciatevi a questo mondo con l’idea di fare azienda e non startup costruendo qualcosa di sostenibile. Prendete ispirazione dal santino del Deboscio: Alzati e Fattura. Invece di presentare la propria idea, meglio lavorare subito sul progetto più semplice che si può mettere in piedi. La cosa più bella in azienda è generare il primo euro nel minor tempo possibile.” Meno convegni più revenues, insomma!

 

30 minuti davvero intensi. Lorenzo racconta la sua esperienza dall’interno, offrendo tantissimi consigli pratici su come muoversi quando si lavora nel mondo dell’advertising mobile.

 

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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