Per non essere nervoso ho lasciato che andasse come doveva andare – a Shark Tank - tanto di pitch di Whazzo ne avevamo già fatti prima almeno un centinaio, e quello aiuta molto: ripetere sempre le stesse cose, conoscere tutte le domande, tutto serve, tutto fa esperienza e migliori la tua capacità di comunicare le idee.

Immaginate di essere a Roma, magari con la vostra ragazza, e di cercare un modo divertente e alternativo per passare qualche ora. Un concerto, un torneo sportivo, una mostra, insomma, qualsiasi tipo di evento, uno delle migliaia che la città eterna ogni giorno offre ai suoi cittadini ed ai suoi turisti. Probabilmente, proprio la loro abbondanza vi lascerà spiazzati. Come trovare quello più adatto ai vostri gusti? Come spesso accade la risposta a questa domanda è la soluzione individuata da due ragazzi, che ne hanno fatto la loro startup: Whazzo (qui il sito web con il link al download). Whazzo permette di visualizzare tutti gli eventi per categoria, leggerne la descrizione, il luogo, l’orario, comprare i biglietti e perfino chiamare il taxi per raggiungere la meta selezionata. Insomma vi toglierà anche le poche scuse che potreste trovare nella capitale per passare una tranquilla serata in casa.

Noi abbiamo intervistato i due founders di Whazzo, Edoardo Pasolini e Tazio Pintado, il primo romano d’origine, il secondo d’adozione, in quanto proveniente da Città del Messico.

L’idea è partita da Edoardo, che tornato a Roma dopo un periodo a Londra si è reso conto di quanto spesso la sua voglia di partecipare ad attività culturali e non si scontrasse con un problema piuttosto comune in Italia: la mancanza di un punto di connessione, una vetrina realmente fruibile per accedere in tempo reale e facilmente a tali opportunità, senza correre il rischio di scoprirle, come puntualmente accade, il giorno dopo grazie a qualche post sulla bacheca di amici meglio informati.

Nel frattempo Tazio, dopo un’esperienza imprenditoriale nel proprio paese, era arrivato da qualche tempo a Roma e, grazie ad amicizie comuni, è entrato in contatto con il progetto Whazzo, inizialmente come collaboratore. Ma “in breve tempo mi sono accorto che ad Edoardo non serviva qualcuno che lavorasse per lui, aveva bisogno di un socio”. Fin da subito quindi è partita la ricerca di finanziamenti per far nascere il progetto, girando l’Italia armati di Power Point e di un database già strutturato e automatizzato. Ma molti in Italia non vogliono al giorno zero “prendere il rischio, è molto più facile vedere il prodotto finito”. In più, a differenza del Messico, dove il modello sono gli Stati Uniti, “il nostro vicino di casa”, in “Italia c’è meno trasparenza, a volte non sai con chi stai parlando”, o ci metti comunque molto a capire a chi esattamente rivolgerti, chi prenderà la decisione finale riguardo la tua iniziativa.

E allora il rischio se lo sono caricati loro, spingendosi a “fare il salto senza avere i soldi in tasca”. Edoardo e Tazio hanno messo sul tavolo i loro risparmi e sono partiti bootstrap, ovvero autofinanziati, sviluppando fin da subito tutto il concept in versione mobile, spinti dalla convinzione che “il mondo degli eventi lo cerchi quando sei fuori, quando sei al bar con gli amici e non sai come proseguire la serata”. E subito ci sono state migliaia di download e tante recensioni positive. Una in particolare, “quando un amico mi chiamò e mi disse: Tazio guarda che siete usciti come una delle migliori app del mondo su Wired. Io ovviamente ho detto: Dino, non mi dire stronzate. E invece gli editori di Wired hanno deciso di includerci nella lista delle 50 app migliori del mondo del 2014”.

Velocemente Whazzo è così cresciuta, fino ad arrivare alla partecipazione al programma televisivo Shark Tank (in fondo a questo link trovate il relativo video), dove si è presentata chiedendo 100.000€ in cambio del 10% della società. Risultato: hanno ottenuto il doppio. Certo, “essere lì, in televisione, sotto diverse macchine da presa, tutte puntate addosso, un caldo folle, quattro investitori che devono capire quanto sei smart e in 40 minuti devono dire se ti danno o non ti danno i soldi sulla base di un’idea, è stato abbastanza duro.”

Tazio ha pensato comunque: ”ci danno 6-7-8 minuti di televisione…per noi sono come l’aria. Non eravamo invece preparati al risultato e alla voglia che gli shark avevano di investire in noi”. I tempi televisivi non hanno permesso di mostrare tutto il negoziato, ma tre investitori volevano entrare addirittura per circa il 50% della società.

Certo, prima non è stato sempre così. “C’è una sorta di terziario attorno alle startup. Fondi e Venture che non si capisce dove investano, ti chiedono soldi e cedono i tuoi dati. Abbiamo avuto banche che ci chiamavano per affibbiarci un prestito in maniera molto aggressiva.” Episodi spiacevoli, conditi da domande più divertenti, quali: “come prevedi l’imprevedibile?”. Giorni in cui “vuoi buttarti dal ponte Sisto, sperando di beccare una pietra per non affogare neanche”. Ma tutto fa esperienza. “La cosa bella di una startup è che ogni giorno arrivi in ufficio e non sai cosa ti succede, almeno fin tanto che non ti strutturi”.

Whazzo si sta strutturando, seguendo il mantra del “l’utente è tutto” e puntando ad espandersi in altre città estere, anche a seguito del finanziamento. Sempre carichi, perché se si arriva a mettersi in mutande per la propria startup, lo si è davvero tanto, guardare per credere: https://youtu.be/1vxD91h1350!

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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