"La mia è una storia un po' diversa dalle altre: io non sono nata con l'idea di fare una startup. Io ero una babysitter che ha sentito un'esigenza dei genitori romani."

Immaginate di avere una riunione importante in ufficio ma al contempo di dover andare a prendere vostro figlio maggiore a scuola e portarlo a calcetto, recuperare il fratellino all’asilo e trovare il tempo di passare in posta per pagare le bollette. Essere genitori, lavoratori, ecc., ecc., spesso è parecchio faticoso e si rischia di non riuscire a fare tutto. Avrete quindi bisogno di aiuto, ma a chi rivolgersi? Da qualche anno cerca di rispondere a questa domanda un marketplace creato esattamente su misura per voi, Le Cicogne, dove potrete trovare una squadra di babysitter pronte a venire in vostro soccorso. Basta pubblicare un annuncio indicando giorno, luogo e tipo di necessità (ripetizioni, babysitteraggio, gestione di una festa di compleanno…) aspettare le risposte delle ragazze e valutare il profilo più adatto alle proprie esigenze.

Noi abbiamo intervistato Monica Archibugi, founder di Le Cicogne, per scoprire qual è stata l’evoluzione del progetto e come ottenere l’enorme successo mediatico che in poco tempo ha raggiunto questa startup. Di seguito 5 dei maggiori spunti che ne abbiamo ricavato, più uno.

1 . Trova il modo di autofinanziarti fin dall’inizio, meglio ancora se testando contemporaneamente la disponibilità dei tuoi clienti a pagare.

“Tutto è nato quando ero satura di lavoro, eppure mi dispiaceva dire di no ai genitori che mi chiamavano, così suggerivo il contatto di una mia amica disponibile. Sono partita da un quaderno con i nomi delle mie amiche, per poi passare a un gruppo facebook e infine a un sito che, tramite la mia rete di contatti, sono riuscita a farmi fare per una cifra molto scontata, che era di 1400€. A quel punto, mi sono chiesta: quanto sarei disposta a pagare per iscrivermi a un servizio di babysitter? Ho ipotizzato 20€, il che voleva dire cercare 70 persone per rientrare nelle spese. Le ho trovate nell’arco di un mese, mandando un messaggio copia-incolla su facebook a 500 persone diverse; niente messaggi di gruppo che nessuno legge, ma messaggi singoli, magari aggiungendo una frase che li rendesse unici per la persona contattata. Così è partito tutto.”

2. Se non hai esperienze imprenditoriali precedenti, entrare in un acceleratore permette di confrontarsi con persone che ti possono guidare

Ho frequentato il corso di Innovaction Lab, dove ho incontrato la mia attuale socia. Lì ci hanno insegnato che per fare startup ci sono diversi modi di cercare i soldi, che sia una banca, che sia un fondo privato o pubblico, che siano i familiari… Partecipare ad un acceleratore non è l’unica opzione, ma io ho scelto questa strada perché io e la mia socia ci eravamo dette esplicitamente che volevamo qualcuno con esperienza che ci insegnasse, in modo da velocizzare un processo che per altri è molto lento. Ci siamo trovate quindi nel Luiss Enlabs con un programma di accelerazione di sei mesi per trasformare quello che fino a quel momento era una ancora bozza di progetto senza una struttura in una vera azienda.”

3. Quando apri un marketplace, pensa a un modo per mantenere la retention lato provider

“All’inizio il guadagno derivava dagli abbonamenti, ma sapevamo di dover cambiare il business model. In particolare, dovevamo trovare il modo di mantenere le babysitter all’interno di Le Cicogne. Io conoscevo già piuttosto bene le esigenze sia delle babysitter sia dei genitori; grazie a questo ed a un periodo di testing sul sito di un anno, siamo riuscite a migliorare l’esperienza d’uso, fino ad arrivare all’app. Il sistema è collegato a una carta di credito e, tramite un meccanismo di check in e check out all’inizio e alla fine del lavoro, le ragazze possono ricevere subito la cifra che gli spetta, senza arrotondamenti o problemi di resto. Per ogni ora di lavoro della babysitter, noi percepiamo una piccola percentuale e questo ha rivoluzionato il nostro business model.”

4. Aggiungere elementi di gamification può aiutare a fidelizzare gli utenti

Abbiamo creato anche un sistema a punti. Più una babysitter contribuisce alla crescita della startup, partecipando ad eventi in cui è richiesta l’animazione per bambini, facendo volantinaggio, ricevendo feedback positivi dai genitori o facendo corsi professionalizzanti, più punti riceve. Ovviamente associati a questo sistema ci sono dei regali, che contribuiscono a incentivare le babysitter a rimanere. È un sistema che sta funzionando, tanto che vogliamo estenderlo anche ai genitori, offrendo dei punti per chi recensisce le ragazze, ad esempio.”

5. Fatti conoscere anche attraverso i media tradizionali

“La primissima volta che ho ottenuto un’intervista è stata quando un mio amico mi ha mandato un articolo del Corriere della Sera in cui si parlava di una mamma che faceva lo stesso servizio di babytaxi che offrivo io, ma in Canada. La mia reazione è stata duplice: da una parte ero contententissima perché il Corriere era interessato a delle informazioni che io non pensavo potessero fare notizia, dall’altra ero terrorizzata perché qualcun altro poteva pensare di offrire quel servizio quando c’ero già io. Così ho scritto al Corriere e dopo neanche 8 ore mi hanno chiamata al telefono e ho fatto un’ora di intervista, che poi è uscita sulla cronaca di Roma. È stata una soddisfazione immensa e da lì è stato l’inizio della fine: sono arrivate duecento mail tutte insieme e mi ha chiamato la tv, Piazzapulita, la radio, altri giornali, tutto insieme.”

5+1. Per farti conoscere, pensa sempre a quale elemento della tua startup potrebbe riguardare il tuo interlocutore

“C’è stato uno sketch molto divertente di Fiorello in cui lui parlava di quando andava a prendere la figlia in discoteca con il cappotto sopra al pigiama. Una volta Fiorello è venuto qui e stava facendo il giro delle startup e finalmente toccava a Le Cicogne. In quel momento, hanno avvisato che erano in ritardo sulla scaletta e che doveva andare sul palco a fare il discorso. Io non volevo perdere la mia occasione di parlargli, così ho afferrato uno shopper di Le Cicogne, ci ho cacciato dentro qualche gadget a caso, gliel’ho allungata in mano dicendogli “È un regalo, ti vogliamo ringraziare perché un tuo sketch parla di noi.” E così nonostante ci fosse una scaletta e avesse fretta, sono riuscita a catturare la sua attenzione e a raccontargli del progetto. Lui ne è rimasto impressionatoe ha parlato di noi quando è salito sul palco. Dopotutto, lo sketch riguardava lui, una sua esperienza personale, e quindi si è sentito coinvolto.”

Michele Di Blasio

Mi piace viaggiare, conoscere persone e lasciarmi ispirare dalle loro esperienze, in qualunque campo. Mi piace parlare e riflettere con loro, costruirmi un punto di vista sul campo, più che sui libri.

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